La nuova docuserie per HBO Max, la storia di Saman Abbas, il rapporto con il cinema, la difficoltà di sperimentare. Il rispetto per gli intervistati e per le persone raccontate. Che cosa significa girare un documentario e quali opportunità offre. E poi il prossimo progetto ambientato a Rebibbia, il carcere femminile più grande d’Europa. L’intervista.
Il rapporto con la creatività e con la sua famiglia. La fede in Dio, l’incontro con il papa e Dario Argento. La differenza tra forma e contenuto, l’indipendenza dei film, il ruolo delle proprie scelte e che cosa vuol dire essere un genitore. Qual è il compito di un regista e quale quello dell’arte. E poi il prossimo progetto, il remake di Maniac Cop, e l’intenzione di lavorare di nuovo con Ryan Gosling. L’intervista.
In sala con I figli della scimmia, l’opera prima di Tommaso Landucci, Scamarcio racconta il primo incontro con il suo personaggio, Dario, un uomo pieno di falle e imperfezioni. E poi parla del suo lavoro come produttore e attore, della fase che sta attraversando il cinema italiano, dell’importanza degli esordi e dei nuovi talenti e di che cosa vuol dire essere genitori. L’intervista.
La passione per gli anime e i manga, il rapporto con i suoi genitori e i suoi fratelli. La decisione, quasi naturale, di aprire un canale YouTube. L’importanza di avere una community e Internet come spazio in cui essere finalmente sé stessa. La solitudine come possibilità e la palestra come costante. E poi gli anni del liceo, la sfida della timidezza e il suo legame profondo con il Giappone. L’intervista.
Ogni giovedì, in prima serata su DMAX, va in onda una nuova puntata de La chiamavano pausa pranzo, l’esordio dello youtuber sul piccolo schermo. Un format, dice, che gli è stato cucito addosso e che cerca di essere il più vero e popolare possibile. L’intervista.
L’esperienza travolgente di Hey Joe di Claudio Giovannesi, la ricerca infinita della stessa eccitazione e di un ruolo simile; le lunghe pause tra un lavoro e l’altro, la decisione di trasferirsi a Roma e di lasciare la gabbia dorata di Napoli. Gli anni del liceo e il suo gruppo di amiche. La scoperta del teatro e la voglia di recitare. La solitudine come dimensione familiare, in cui stare bene, e la paura della precarietà. L’intervista.